SAPUNARO

‘O sapunaro era un venditore ambulante che girava per i vicoli della città alla ricerca di barattare il suo sapone con delle cianfrusaglie vecchie. Accettava di tutto, dagli abiti smessi alle stoviglie, dagli stracci alle scarpe vecchie, mentre il sapone che vendeva era di alta qualità, visto che veniva prodotto dai monaci Olivetani che erano ospiti del Monastero accanto alla Chiesa di Santa Maria di Oliveto, oggi nota con il nome di Sant’Anna dei Lombardi. A volte, se lo scambio non era conveniente, il baratto veniva accantonato per lasciare spazio al pagamento in denaro.
‘O sapunaro, trasportava il sapone all’interno di recipienti di terracotta a forma di tronco di cono, dette ‘e scarfaree, che, insieme alle cianfrusaglie che raccoglieva, trasportava su di un carretto. Col passare del tempo, il suo commerciò si espanse e, oltre al sapone, cominciò a proporre anche piatti e stoviglie, tanto che venne chiamato anche piattaro (cioè colui che vende piatti e stoviglie).
Di solito, si annunciava alla folla con il grido “Robba ausata, scarpe vecchie, simme lente, stamme ccà! Bona ge’! Aprite ‘e ‘rrecchie, sapunaro, sapunà’!” (Roba usata, scarpe vecchie, siamo lenti, siamo qua! Brava gente! Aprite le orecchie, saponaro, saponà’).

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